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14 Lug

Siamo tutte Rossella O’Hara

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“So solo che ti amo.
Questa è la tua disgrazia.
Aspetta… Rhett, Rhett, se te ne vai, che ne sarà di me, che farò?
Francamente, me ne infischio.”

Chiudono la porta e se ne vanno. E delle responsabilità chissene proprio. Via col Vento ce l’ha insegnato ma  è evidente che noi donne siamo reticenti nel confronto delle esperienze altrui, e le vogliamo vivere tutte sotto la nostra pelle. E allora mettiamola questa tacchetta sulle grandi stronzate che siamo in grado di macinare tra sorrisi e pianti nella nostra vita.

Tipo quella della sindrome di Rossella. Trascorrendo una vita innamorata di quello che non può avere o che non la ricambia e talmente cieca da rendersi conto di essere amata incondizionatamente da un altro. Che, guarda un po’, la ricopre di ogni attenzione e necessità, ma ad un certo punto, appena ricambiato e trattata come “chiodo schiaccia chiodo”, si rompe anche i maroni e un giorno se ne va. Proprio da quella porta sulla quale ha implorato in ginocchio innumerevoli volte per poter entrare. Per una possibilità. E solo quando la riprendono in senso contrario, per uscire e non farsi più vedere, infischiandosene dei cocci che dovremo raccoglierci in solitudine, noi siamo disperate, e solo lì, con lampi di genio (che più che di genio sono di orgoglio e umiliazione), ci accorgiamo di quanto siamo innamorate di quell’uomo che, puff!, ora non c’è più. Certo, mentre ci donava la sua presenza silenziosa, la sua allegria, le sue opinioni, la sua compagnia noi eravamo lì a pensare all’irraggiungibile amore della nostra vita che non ci ha mai capito fino in fondo.

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Molto bene, abbiamo ricevuto il ben servito. E ce lo meritavamo, anche. Perché sono la prima a scagliarsi contro il mondo maschile ma anche noi donne, in determinati frangenti, sappiamo essere delle grandissime e ottusissime stronze.

E quindi oggi è quel giorno che pensiamo “che ne sarà di me se te ne vai”? Bene. In frantumi. Bene. Tutto da rifare. Bene. Da salvarci da sole. Ottimo. Quindi cosa resta da fare? Sapete un po’ cosa ci resta? Farlo. Il prima possibile, anzi immediatamente.

Raccogliamo tutto quello che è crollato a terra, o forse sotto, asciughiamo il muco che ci cola dal naso, concentriamo tutte le forze e ripartiamo da zero. Da noi. Da chi siamo e cosa vogliamo, da ciò che ci fa stare bene, dalle persone che ci fanno stare bene, dal muso del nostro animale domestico, dalle cure che solo amiche e genitori sanno riservarci, da tutto l’amore che c’è e che non deve per forza arrivare da quella singola persona, soprattutto se per lungo tempo l’abbiamo rifiutato. Ci saranno altre speranze, altre gioie e altri amori. Perché nella sua storia personale, Rossella, ci ha dato un altro grande insegnamento, ovvero “domani è un altro giorno”.

 

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Giorgia Chiampan

Armadi che non bastano più, pensieri che non si fermano mai. Lavora come web editor e digital specialist per brand di moda, beauty e design, le piace un casino ma che fatica star dietro a tutto.

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